Corriere Della Sera: «E’ una svolta nella nostra presenza qui perché getta le basi per un solido futuro»

 
 
 

Fiat ritorna in Russia. Un’alleanza globale «da 500mila auto»


Fiat ritorna in Russia. Un'alleanza globale «da 500mila auto»

TORINO 12/02/2010 - Sono passati quarant'anni da Togliattigrad, il primo storico insediamento della Fiat in quel¬la che ancora si chiamava Urss. Quarant'anni in cui il mondo è cambiato. L'Urss è diventata Russia e il nuovo partner si chiama Sollers, che fa parte del gruppo Severstal con il quale nel 2005 il Lingotto aveva già stretto un'alleanza per distri¬buire le auto italiane. La nuova joint venture paritetica siglata ieri in una città dal nome quasi impronunciabile ( Nabiriezhni Cielni) nella Repubblica auto¬noma del Tatarstan - mille chilo¬metri a est di Mosca - prevede l'assemblaggio della Linea e di altri nove modelli Fiat¬Chrysler. Una joint venture ba¬sata sullo scambio tra il know how tecnologico italiano e i pre¬ziosi finanziamenti statali rus¬si.

È stato lo stesso premier russo Vladimir Putin a benedire un'intesa da oltre due miliardi di euro per produrre fino a 500mila veicoli Fiat- Chrysler all'anno entro il 2016, facendo dell'alleanza Fiat-Sollers il se¬condo gruppo automobilistico in Russia, dietro a Avtovas-Re¬nault. «La presenza della Fiat in Russia ha un lungo passato alle spalle che, con alterne fortune, risale a quasi cento anni fa», ha esordito Sergio Marchionne da¬vanti a Putin, nella fabbrica del¬la Sollers. «Ma la giornata di oggi segna una svolta nella pre¬senza della Fiat e della Chrysler in Russia perché getta le basi per un solido futuro», ha proseguito l'amministratore delegato del Lingotto, sottolineando che «si tratta di una delle più grandi alleanze raggiunte dal nostro gruppo, una vera alleanza glo¬bale, in uno dei mercati con il più alto potenziale di svilup¬po".

«Questa partnership si inseri¬sce nella strategia del nostro raf¬forzamento internazionale e ci offre l'opportunità per valoriz¬zare il know how delle nostre aziende, espandere la loro pre¬senza geografica, aumentare l'offerta di prodotti e contenere i costi», ha spiegato il manager giramondo del Gruppo torinese, reduce dalla presentazione del¬la nuova Fiat 500 in Messico. L'obiettivo è portare l'attuale esigua quota nel mercato russo (1%) fino al 17% entro il 2016, inseguendo Avtovas- Renault, ora al 25%. Ma per Marchionne non è una replica della finale Italia-Francia ai mondiali di cal¬cio del 2006: «Vorrei vincesse la Russia, siamo qui per far riparti¬re la sua industria automobili¬stica «, ha detto. Piuttosto è «una questione di orgoglio» perché «hanno scelto noi, riconoscen¬do le nostre capacità». Gli ha fatto eco Putin che, ricordando « i progetti comuni discussi nell'ultima visita del premier e amico Silvio Berlusconi « , ha promesso un sostegno finanzia¬rio statale - sotto forma di presti¬ti agevolati a lungo termine - di 2,1 miliardi di euro per il nuovo progetto, dopo i 400 milioni già investiti nella precedente joint venture Fiat-Sollers.

La nuova joint venture non pre¬vede soltanto l'assemblaggio di un veicolo Fiat (la Linea, proget¬tata per i mercati emergenti) ma anche una vera e propria piatta¬forma di ultima generazione per sfornare nove nuovi modelli in fase di individuazione: auto Fiat dei segmenti B, C e D, Suv e Jeep della Chrysler. Il tutto gra¬zie all'ampliamento dello stabi¬limento, che ora ha una capacità produttiva di 75mila veicoli l'anno, e a un parco tecnologico per la realizzazione della com¬ponentistica (cambi, motori).

Filippo De Ferrari